Utilizziamo il corpo come fosse la vetrina di un negozio.
Lo decoriamo, lo curiamo, lo abbelliamo, lo esponiamo al pubblico da buoni istrionici primati.
Lo nascondiamo, occultiamo le sue forme, lo riponiamo da parte ben protetto da sguardi indiscreti quando non siamo del tutto persuasi della sua apprezzabilità.
Negli anni in cui ci affacciamo alla complessità del mondo, la dimensione sociale del corpo viene spesso avvertita come uno sgradito ospite. Il corpo può non rappresentarci. Non è “Me” e ad un tempo non è pienamente “altro” da me; nel migliore dei casi si riduce a quella cosa inerte che mi segue (o mi insegue) ovunque io vada.
Conseguenti ad abitudini alimentari inopportune, alle distorsioni personali circa sé stessi si aggiungono importanti rischi per la salute fisica e complicanze mediche in grado di compromettere seriamente la qualità della vita, a breve così come a lungo termine. L’alimentazione riverbera in ogni aspetto della nostra vita in virtù dell’identità tra “Me” e corpo ed è in grado di impattare sul nostro intero funzionamento (organico, emotivo, sociale, sessuale, etc.). A quanto pare, al giorno d’oggi è in particolar modo facile dimenticarsene, o far finta di non vedere.
L’incidenza dell’obesità infantile e in adolescenza è cresciuta vertiginosamente dagli anni ’90 del secolo scorso ad oggi. Stili di vita dannosi e abitudini di vita insalubri vengono spesso normalizzati e accettati acriticamente all’interno delle nostre case, proposti ai nostri figli, alle persone che amiamo. Certo non in cattiva fede; almeno nella maggior parte dei casi.
Cosa fare?
Iniziare a percepire il pericolo; ad avvertire la minaccia di una vita diversa rispetto quella che ci meritiamo.
Lo studio medico – dietologico “A scuola dimagrendo” apre le porte all’adolescenza con uno specifico servizio rivolto alle problematiche alimentari che caratterizzano la giovane età. Il percorso comprende dietologia personalizzata, lezioni di educazione alimentare, gruppi di incontro e uno sportello psicologico rivolto al giovane e alla famiglia al fine di accompagnare e sostenere l’intero sistema familiare per tutta la durata del percorso dietoterapico.
Il fine?
Rendere la salute un valore, sin dalla giovane età; e recuperare sé stessi; recuperare un corpo in grado di rappresentarci, più reale rispetto quello che ci nascondeva, o al quale permettevamo di nasconderci. O magari conquistare sé stessi per la prima volta; consapevoli che la dieta non è altro che parte di un processo più ampio, rappresentato dalla capacità della mente di accudire il resto dell’organismo. E imparare da subito, sin dalla giovane età tale competenza cognitiva e affettiva.
Trasformare il corpo da vetrina in tempio; in luogo di culto, senza integralismi.
“Il resto fa volume” (cit.)
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